Dal leaderismo di una persona sola alla autorevolezza di un team

Un punto di vista sulla ricostruzione del “centrodestra” non deve avere un orizzonte cinico, ma nemmeno pietistico. Inoltre, è bene mettere un puntino sulla i di Berlusconi: i centrodestra erano, e sono, un plurale ampio e ondivago quanto lo stesso centrosinistra democristiano e postcomunista. Berlusconi trovò una quadratura del cerchio grazie al retaggio di quattro correnti culturali-politiche. di Paolo Della Sala - Tigullio news
14 AGO 20
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Abbiamo chiesto ad alcuni blogger di area liberale e/o di centrodestra di leggere il manifesto per una nuova destra pubblicato ieri dal Foglio, e di commentarlo alla luce dell'annuncio del ritorno di Silvio Berlusconi come candidato premier nel 2013.
Un punto di vista sulla ricostruzione del “centrodestra” non deve avere un orizzonte cinico, ma nemmeno pietistico. Inoltre, è bene mettere un puntino sulla i di Berlusconi: i centrodestra erano, e sono, un plurale ampio e ondivago quanto lo stesso centrosinistra democristiano e postcomunista. Berlusconi trovò una quadratura del cerchio grazie al retaggio di quattro correnti culturali-politiche: quella cattolica; quella socialista; quella liberale; quella della destra statalista. Si trattò di qualcosa che per il 50% può essere identificato con la figura di don Gianni Baget Bozzo, il quale incarnava la “terza via” del socialismo cattolico negli anni ’70 e ’80, quando scriveva per l’Espresso. Don Gianni riuscì a essere uno dei pochi consulenti capaci di SB, fino a un paio di anni dalla sua dipartita terrena, cui ha corrisposto una serie di dipartite politiche del centrodestra.
Il restante 50% di “Divinates ex machina” che resero possibile la creazione del Golem del centrodestra berlusconiano fu un ossimoro: quello dell’unione tra liberalismo e statalismo.
Berlusconi è riuscito a essere contemporaneamente progressista e conservatore, cattolico e libertino. Senza quel Golem (risultato dinamico quanto un merluzzo surgelato), il centrodestra è destinato a frantumarsi?
Annotazione ulteriore: nel Regno Unito la Thatcher ha potuto succedere a un governo ultra welfarista, ben distinto da lei. In Italia il centrosinistra e il centrosinistra hanno invece identità profonde irrisolte fin dai tempi del socialista Mussolini.
Ciò conta poco ormai: un conto sono le parole, un conto sono i contenuti. Il centrodestra deve passare (lo dico da osservatore) da Frankestein a un’esistenza in carne e ossa. Deve cioè delineare dei contenuti, e seguirli fino in fondo. Anche perché da quando è esplosa la crisi i cittadini seri mostrano di volere cose certe (un’economia solida, la morte della burocrazia, la delegiferazione). Per tutto il resto c’è Beppe Grillo e ci sono i demagoghi. Un conto sono gli orizzonti thatcheriani proposti dal coté liberale oggi incarnato da Oscar Giannino (anche se i liberali non si sono mai coagulati), mentre altra cosa sono il populismo, lo statalismo, il neowelfarismo proposto da Tremonti e altri.
Due anni fa un mio lavoro sulle public policy, pubblicato dalla Fondazione Magna Charta, non ha avuto molta attenzione. Vi si delineava un metodo di lavoro basato sul percorso formativo specialistico per chi è destinato a costruire la politica (da noi i deputati e i tecnici delle amministrazioni si dotano al più di una laurea in Legge). Era la prefigurazione di ciò che è successo col passaggio al governo Monti. Monti però, pur competente, è privo di cultura politica. Ecco perché ha fatto gli errori che conosciamo ogni volta che vediamo il nostro estratto conto.
Berlusconi dovrebbe passare mano a un gruppo di tecnici e politici, connotati da un liberalismo temperato (siamo in tempi di crisi) ma diverso da quello finora sempre abortito in Italia. Dovrebbe cioè proporre il passaggio dal leaderismo di una persona sola alla autorevolezza di un team, di una squadra dal profilo poco ideologico ma in grado di costruire un passaggio pragmatico attraverso il mar Rosso della crisi. Ciò sarà possibile solo con la costruzione di una informazione di riferimento meno connotata su Mediaset, un modello ormai preistorico buono solo a ostacolare la comunicazione.
di Paolo Della Sala - Tigullio news